Polaroid Stories

Tra i più efficaci narratori degli anni ‘70 e ‘80, il regista Wim Wenders è da sempre un appassionato fotografo. A questa particolare arte ha dedicato mostre itineranti e pubblicazioni, le ultime sono l’esposizione Instant Stories alla Photographer’s Gallery di Londra, visitabile fino all’11 febbraio, e il libro Polaroid Stories.

Polaroid Stories raccoglie nelle sue pagine in grande formato 403 polaroid realizzate tra anni ‘70 e ‘80, quando la macchina istantanea, compagna instancabile del regista, fotografava e stampava “Qualsiasi cosa (..) ti stava ancora di fronte. Solo che adesso di quella situazione tenevi in mano un’immagine, uno strano Doppelgänger”, come scrive lo stesso Wenders nei commenti che accompagnano gli scatti. D’altronde “Fare foto e vivere sono due azioni strettamente collegate” afferma senza remore il regista.

Ed è naturale quindi le session fotografiche siano state fatte durante le riprese di film come Alice nelle cittàFalso movimentoL’amico americano, Lo stato delle cose e Tokyo-Ga; Europa, Stati Uniti e Giappone insomma, i tre scenari preferiti dal regista tedesco.

Tra i soggetti ritratti, i collaboratori storici di Wenders, gli amici Peter Handke e Annie Leibovitz (l’aneddoto di come la fotografa e il regista si siano conosciuti è uno dei più interessanti del libro), gli attori-icona Dennis Hopper e Bruno Ganz. Numerosi sono anche i passanti negli aeroporti o davanti al Dakota Building di New York il giorno successivo all’assassinio di John Lennon, nel 1980. Curiose le polaroid scattate ai programmi televisivi americani che rappresentano una trasgressione alla teoria della polaroid-Doppelgänger di Wenders. In questo caso l’immagine originale svanisce appena fotografata e ciò che resta è solo il Doppelgänger.

La maggior parte degli scatti di Wenders ritrae strade di provincia, palazzi anonimi, stazioni di servizio, scorci urbani inabitati. Sono probabilmente questi i più interessanti. Che siano in bianco e nero o a colori, che riguardino la sfuggente e infinita Los Angeles, la monumentale New York o le più anonime cittadine lungo il confine tra le due Germanie divise dalla Guerra Fredda, le polaroid di Wenders prive di presenze umane mostrano un’atmosfera di sospensione, di magia quasi metafisica, di un tempo che irrimediabilmente è consegnato al passato.

Dettagli che trasformano Polaroid Stories in una wunderkammer portatile consacrata alla memoria, in un’appagante macchina del tempo. Basta sfogliarla per tornare al cuore degli anni ’80. Un tempo in cui gli artisti come Wenders potevano cullarsi nella rassicurante malinconia delle riflessioni poetiche, nella sottile inquietudine dell’assenza. Sensazioni rese possibili, garantite, da anni di stabilità politica ed economica, così lontani dal presente con le sue immagini brutali di migrazioni oceaniche, eserciti di disoccupati trasformati in senza tetto, kamikaze islamisti che spargono sangue nelle città europee.

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