Meriggio in blues

Another side of BD

Tag: Sapere

Malafede

di Riccardo  Cameranesi

Le troppe informazioni che giungono da ogni lato del cyberspazio incoraggiano la rinuncia a capire, la resa totale nei confronti dell’insensatezza, e il mondo sensibile e carnale perde concretezza e immediatezza per farsi sempre più filtrato, mediato e mediatizzato. La cacofonia che sommerge gli utenti, il bombardamento insopportabile di stimoli di ogni sorta, atrofizza la capacità di ascolto e rende irriconoscibile la propria esistenza biologica, ma sopratutto provoca un drammatico spaesamento esistenziale e un conformismo di massa in forma di piccolo cinismo.

La possibilità di contraffare e manipolare totalmente le immagini rivoluziona la percezione di ciò che è reale, modifica l’immaginario della società e sostiene il solito cinismo. Se da un lato il mondo è sempre più un mondo di immagini, dall’altro queste sono inaffidabili, truccabili, menzognere. E questo alimenta al contempo alienazione e sfiducia.

Le pubblicità hanno allevato generazioni intere a uno scetticismo banale e gretto, le hanno abituate a disprezzare la verità, a non preoccuparsi delle bugie seduttive, secondo la solita logica del cinismo misero che si accontenta di sapere che sta ascoltando una menzogna, senza indignarsi per l’inganno, e poi va a comprare il prodotto appena visto. Sistematiche bugie e totale sudditanza: far credere che tutto sia falso mentre si spinge a restare seduti a ingoiare lo sterco videotrasmesso, perché quello che vedo è finto, ma devo restare a vederlo, non cambiare canale, né tantomeno spegnere gli schermi.

Sotto questa luce il web segna l’epoca massima dell’idealismo dell’antidealismo, della religione dell’antireligione, dell’incanto del disincanto, del conformismo dell’anticonformismo: il web è il teatrino del cinismo passivo che mischia le carte senza sosta, che sovrappone vero e falso e appiattisce entrambi su due dimensioni, castrando ogni sublimazione e ogni trascendenza.

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Ottusità

di Riccardo Cameranesi

Il passaggio dalla forma mentis lineare del libro a quella frammentata del link contiene lo scivolamento dalla modernità alla postamodernità. Dal modernismo pianificante e progressista in senso lineare, al postmodernismo eterogeneo, vario e mischiato, che produce la sconfessione di ogni progettualità a lungo termine e l’incredulità nei confronti di ogni partecipazione collettiva, di ogni etica condivisa. È questa l’epoca del cinismo come continua aggressione superficiale, come rifiuto di credere e agire che diventa convinzione di poter negare la sostanza a ogni critica radicale. È questo il regno dei significanti svuotati che si scagliano contro ogni teoria che pretenda di abbracciare e dirigere la prassi quotidiana.

L’argomentazione diventa passatempo ludico, si diffonde lo scetticismo per partito preso, la rinuncia beffarda, la sfiducia continua che non ascolta le proposte riattivanti e che pretende di smontare ogni altra impalcatura mentale con il proprio sistema di dogmatiche frasi fatte tratte dal breviario del piccolo cinico. Tutto è smontato e delegittimato superficialmente: il razionalismo che ha destituito l’impero cattolico è degenerato nella malafede per principio, la critica si è fatta sfiducia arrogante, l’illuminismo si è rovesciato in avversione per ogni progettualità e per ogni umanesimo, lasciando solo i simulacri di ciò che esso fu o volle essere. L’analisi della fede e la lotta contro l’oscurantismo diventa fanatismo per l’incredulità. La rottura del potere repressivo diventa diffidenza ottusa e rifiuto di ogni teoria, per quanto vera, per quanto utile, perché ogni coerenza viene interpretata come oppressiva. Il tutto restando ciechi davanti all’oppressione del cinismo materialista, dei vecchi e nuovi poteri.

Il pensiero che rifiuta l’analisi del senso, che rifiuta l’epistemologia e l’autocritica, è la negazione del pensiero, è l’arma di un individualismo superficiale dallo sguardo deficiente, che sbeffeggia e brutalizza la complessità e che ironizza e scimmiotta ciò che non capisce, perché crede che ogni credere sia ingenuo, perché non vede quanto sia credente egli stesso. Il disimpegno e l’inazione si accompagnano quindi al livore e all’aggressività, alla cattiveria deliberata nei confronti di chiunque proponga scelte e analisi difficili, complesse e coraggiose. Si accusa l’attivismo di essere irrealistico e visionario, in modo che lo scetticismo scada in malfidenza conservatrice e reazionaria o in depistaggio delle questioni, se non in menzogna deliberata e strumentale, senza alcuna remora né limite, autocompiaciuti nella propria sfacciata e spietata arroganza.

Link

di Riccardo Cameranesi

Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione epocale, le cui dimensioni sono enormi per via della trasversalità del cambiamento, che non riguarda un solo campo, politico, economico, sociale, artistico, ma che si infiltra in ogni aspetto della vita di ognuno in modo così profondo da rendere inimmaginabile una marcia indietro.

L’università, che dovrebbe essere baluardo e avanguardia nell’osservazione profonda della realtà, si comporta come una schiera di redattori di annali agli inizi del Cinquecento: mentre fuori inizia a svilupparsi il libro a stampa, una tecnologia tra le più cruciali della storia umana, loro continuano a ricopiare a mano tomi enormi, a usare tecniche superate, ingabbiati nei vecchi schemi, ciechi alle novità. Nonostante i cambiamenti radicali che la rivoluzione informatica comporta, l’educazione che viene data fin da piccoli è ancora ancorata alle logiche lineari e a compartimenti stagni dell’epoca del libro, con annessi pregiudizi e tabù, moralismi e ottusità.

Stiamo andando verso un cambiamento della forma mentis umana: dalla struttura lineare del libro, che va dalla prima all’ultima pagina suddividendo la continuità in capitoli, alla struttura reticolare del link, che collega i neuroni dell’enorme cervello informativo come un sistema di sinapsi che da ogni punto possono condurre immediatamente in qualunque altro.

Il modello scolastico dei compartimenti stagni tra materie riflette la suddivisione dei libri e la loro logica, ed è quindi ora necessario adattare l’intera impalcatura dell’insegnamento alle nuove mentalità, che necessitano di continui rimandi per far capire davvero qualcosa. L’ipertesto è il modello di approccio al mondo delle generazioni cresciute nel cyberspazio, con la sua struttura labirintica e la sensazione di immersione che trasmette. Con lo sprofondamento e il coinvolgimento, con l’interattività e la partecipazione agli stimoli in movimento che conducono a un’ipnotica alienazione.