Ottusità

di Riccardo Cameranesi

Il passaggio dalla forma mentis lineare del libro a quella frammentata del link contiene lo scivolamento dalla modernità alla postamodernità. Dal modernismo pianificante e progressista in senso lineare, al postmodernismo eterogeneo, vario e mischiato, che produce la sconfessione di ogni progettualità a lungo termine e l’incredulità nei confronti di ogni partecipazione collettiva, di ogni etica condivisa. È questa l’epoca del cinismo come continua aggressione superficiale, come rifiuto di credere e agire che diventa convinzione di poter negare la sostanza a ogni critica radicale. È questo il regno dei significanti svuotati che si scagliano contro ogni teoria che pretenda di abbracciare e dirigere la prassi quotidiana.

L’argomentazione diventa passatempo ludico, si diffonde lo scetticismo per partito preso, la rinuncia beffarda, la sfiducia continua che non ascolta le proposte riattivanti e che pretende di smontare ogni altra impalcatura mentale con il proprio sistema di dogmatiche frasi fatte tratte dal breviario del piccolo cinico. Tutto è smontato e delegittimato superficialmente: il razionalismo che ha destituito l’impero cattolico è degenerato nella malafede per principio, la critica si è fatta sfiducia arrogante, l’illuminismo si è rovesciato in avversione per ogni progettualità e per ogni umanesimo, lasciando solo i simulacri di ciò che esso fu o volle essere. L’analisi della fede e la lotta contro l’oscurantismo diventa fanatismo per l’incredulità. La rottura del potere repressivo diventa diffidenza ottusa e rifiuto di ogni teoria, per quanto vera, per quanto utile, perché ogni coerenza viene interpretata come oppressiva. Il tutto restando ciechi davanti all’oppressione del cinismo materialista, dei vecchi e nuovi poteri.

Il pensiero che rifiuta l’analisi del senso, che rifiuta l’epistemologia e l’autocritica, è la negazione del pensiero, è l’arma di un individualismo superficiale dallo sguardo deficiente, che sbeffeggia e brutalizza la complessità e che ironizza e scimmiotta ciò che non capisce, perché crede che ogni credere sia ingenuo, perché non vede quanto sia credente egli stesso. Il disimpegno e l’inazione si accompagnano quindi al livore e all’aggressività, alla cattiveria deliberata nei confronti di chiunque proponga scelte e analisi difficili, complesse e coraggiose. Si accusa l’attivismo di essere irrealistico e visionario, in modo che lo scetticismo scada in malfidenza conservatrice e reazionaria o in depistaggio delle questioni, se non in menzogna deliberata e strumentale, senza alcuna remora né limite, autocompiaciuti nella propria sfacciata e spietata arroganza.

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