Meriggio in blues

Another side of BD

Tag: Filosofia

Inutile

Osservate la gente correre indaffarata, nelle strade. Non guardano né a destra, né a sinistra, preoccupati, con gli occhi fissi a terra, come cani. Tirano dritto, ma sempre senza guardare davanti a sé, poiché coprono un percorso, già risaputo, macchinalmente. In tutte le grandi città del mondo le cose stanno così. L’uomo moderno, universale, è l’uomo indaffarato, che non ha tempo, che è prigioniero della necessità, che non comprende come una cosa possa non essere utile; che non comprende neppure come, in realtà, proprio l’utile possa essere un peso inutile, opprimente.

Se non si comprende l’utilità dell’inutile, l’inutilità dell’utile, non si comprende l’arte;  e un paese dove non si comprende l’arte è un paese di schiavi o di robots, un paese di persone infelici, di persone che non ridono né sorridono, un paese senza spirito; dove non c’e umorismo, non c’è il riso, c’è la collera e l’odio.

E. Ionesco

Links End #12

Il medioevo digitale. Quasi dieci anni fa, Olia Lialina e Dragan Espenschied – la prima curatrice e internet artist russa, il secondo mediattivista e musicista tedesco – diedero alle stampe un curioso volume dal titolo tanto didascalico da suonare ovvio, e che invece resta forse il primo, fondamentale tentativo di indagare una realtà all’epoca ancora in formazione eppure già sorprendentemente matura: Digital Folklore. Pubblicato nell’ormai lontano 2009 dall’editore d’arte Merz & Solitude, riccamente illustrato e zeppo di esempi pescati da più disparati anfratti del web (all’epoca ancora lo chiamavamo così), Digital Folklore esponeva una tesi tutto sommato semplice: da internet – o per meglio dire dai suoi utenti – stava emergendo una vera e propria cultura popolare coi propri caratteri e i propri linguaggi, un guazzabuglio tecno-vernacolare patrimonio di una comunità orizzontale, anonima e soprattutto sviluppatasi al di fuori della cultura ufficiale.

Selfie Life. Lo specchio del mondo. Nel mito di Ovidio, Narciso rifiuta l’amore di Eco – già, ma perché? Lui che cerca la replica di se stesso dal punto di vista dell’immagine, perché respinge la riproduzione di qualcosa di così rappresentativo di sé quale può essere la propria voce?

 

Links Ends #10

La prossimità contro il logorio dell’attualità. “l’intimità della tua casa” (Sal 128) ciò che trasforma tutto in sapore. Ed è la prossimità di un posto delizioso a sedare la tempesta dei penseri ansiosi e contorti dell’esistenza. La casa diventa a quel punto il rifugio, l’archetipo di un luogo dell’animo dove respiri l’armonia delle relazioni e la tolleranza degli approcci. Se è vero che Agostino d’Ippona chiede “unde malum” (da dove viene il male del mondo?) è altrettanta autentica la domanda che si muove in senso opposto ovvero l’interrogativo filosofico-etico “dove posso stare bene”.

Il faut décourager les arts. C’è chi ancora crede che l’arte vada spiegata. Riprendendo parole d’ordine del tardo Illuminismo, parole ormai ridotte a vuoti simulacri, si ritiene che l’arte sia una delle tante facce della cultura, di quella cultura che si vorrebbe essere fonte primaria di progresso, evoluzione e civiltà. In genere, colui che sostiene queste posizioni si affretta ad aggiungere che oggi, anzi, “ai giorni nostri”, la parola critica capace di divulgare il segreto dell’arte, di diffondere alle masse il suo enigma, è soffocata dal proliferare dei nuovi media, dal loro paniconismo analfabeta.

I mille libri di New York. Tutte le anime della città si specchiano nella sua grande biblioteca pubblica, come racconta lo straordinario documentario “Ex Libris” dal 23 aprile al cinema