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Dylaniati

di Marco Rossari Com’è che la gente quando parla di me va fuori di testa?», sbottava Bob Dylan in un’intervista. Certo, sebbene una volta lui e la prima moglie si siano svegliati con un uomo ai piedi del letto che li fissava incantato, gli manca … Continua a leggere Dylaniati

Elegia

  • Degli anni folli la spenta allegrezza
  • Mi pesa come torpore dopo l’ebbrezza.
  • Ma come un vino – quanto più invecchia ha più forza
  • Nell’anima il rimpianto dell’età trascorsa.
  • E’ triste il mio sentiero. Predice fatica e dolore
  • Il mio futuro, mare in furore.
  • E so che per me altri piaceri verranno
  • Insieme a sofferenze, angoscia e affanno:
  • Ancora a volte mi ubriacherò di armonia,
  • Mi scioglierò in lacrime per una fantasia,
  • E forse – al mio tramonto sconsolato
  • Brillerà un amore col sorriso del commiato.
  • Alexander Puškin

Requiem

Libretto comprato ad un mercato di libri usati per euro 1. Dopo averlo letto ho sorriso, penso che un libro così poteva essere comprato solo ad un mercato del genere. Un vagabondaggio, un’allucinazione, un commiato dell’autore dal suo mentore (Pessoa) sul palcoscenico di una città … Continua a leggere Requiem

L’amante

La pelle è sontuosamente morbida. Il corpo, un corpo magro, senza forza, senza muscoli, come dopo una malattia, convalescente, imberbe, senza virilità se non quella del sesso, è debole, disarmato, sofferente. Lei non lo guarda in viso. Non lo guarda affatto, lo tocca, tocca la … Continua a leggere L’amante

L’impazienza

Sulle virtù della speranza si è scritto molto e ancor di più parlato. Così come è accaduto e continuerà ad accedere con le utopie, la speranza è stata sempre, nel corso del tempo, una specie di paradiso sognato dagli scettici. Fervidi credenti, di quelli da messa e comunione, di quelli convinti di avere sulle loro teste la mano compassionevole di Dio a proteggerli dalla pioggia e dal caldo, non dimenticano di pregarlo perché conceda loro in questa vita almeno una piccola parte di quella beatitudine che ha promesso nell’altra.

Per questo, chi non è soddisfatto di ciò che gli è toccato nella diseguale distribuzione dei beni del pianeta, soprattutto materiali, si attacca alla speranza che il diavolo non starà sempre dietro la porta e che la ricchezza gli entrerà un giorno, più presto che tardi, dalla finestra. Chi ha perso tutto, ma ha avuto almeno la fortuna di conservare la triste vita, ritiene che gli spetti l’umanissimo diritto di sperare che il giorno di domani non sia così disgraziato come quello di oggi. Supponendo, è chiaro, che vi sia giustizia in questo mondo.

Ora, se in questi luoghi e di questi tempi esistesse qualcosa che meritasse tal nome, non il solito miraggio con cui si illudono gli occhi e la mente, ma una realtà che si potesse toccare con mano, è evidente che non avremmo quotidianamente bisogno di cullare tra le braccia la speranza, o farci cullare da lei. La semplice giustizia si incaricherebbe di rimettere ogni cosa al posto giusto. Un tempo, al mendicante cui si era appena negata l’elemosina, si raccomandava ipocritamente di avere pazienza. Credo che, nella pratica, consigliare a qualcuno di avere speranza non è poi cosi diverso dal consigliargli di avere pazienza. […]

Ovviamente, non ho nulla di personale contro la speranza, ma preferisco l’impazienza. È ormai tempo che essa si noti nel mondo perché qualcosa apprendano coloro che preferiscono che ci nutriamo di speranze. O di utopie.

J. SaramagoIl quaderno

I would prefer not to

Ispiration: Bartleby lo scrivano Author: Herman Melville Lessi questo libro qualche mese fa. Bartleby è un impiegato presso un ufficio di Wall Street e ben presto il muro implicito nel nome della strada diventa la metafora di un’esistenza senza sbocchi. Libro costruito su toni pallidi, … Continua a leggere I would prefer not to

Resistenze

Il giornalismo musicale italiano tutti voi l’avete incontrato almeno una volta nella vita. Sui giornali “che contano” lo trovate in genere prima dello sport, relegato a una specie di riserva a margine delle pagine di cultura & spettacoli. Secondo Wikipedia (esiste addirittura la voce, vi … Continua a leggere Resistenze

Ritagli

Qui tuttavia non si pretende che un uomo triste sia in grado di rendere inconsistente la propria tristezza mediante una fototessera di se stesso; difatti la vera tristezza è già di per sé inconsistente, quanto meno la mia e anche quella di Klepp non si lasciavano ricondurre a un bel nulla e proprio con la loro inconsistenza quasi libera e gioconda dimostravano una forza che nulla era in grado di affliggere.

L’unica possibilità di flirtare con la nostra tristezza ci si offriva tramite delle foto, poiché su quelle istantanee realizzate in serie trovavamo noi stessi, se non palpabili, almeno, cosa più importante, passivi e neutralizzati. Potevamo trattarci a nostro piacimento e intanto bere birra, infierire sul sanguinaccio, produrre atmosfera e giocare.

Accartocciavamo , ripiegavamo le immaginette, le tagliuzzavamo con forbici che ci portavamo sempre appresso a questo scopo. Componevamo insieme ritratti vecchie e nuovi, facevamo di noi dei monocoli, dei triocoli, ci dotavamo di orecchie mediante nasi, parlavamo e tacevamo con l’orecchio destro e facevamo fronte al mento. Questi montaggi non venivano inflitti da ognuno solo alla propria immagine; Klepp si faceva prestare dei dettagli da me, io gli estorcevo qualcosa di caratteristico: così riuscivamo a produrre delle creature nuove e, come speravamo, più felici.

G. Grass Il tamburo di latta