Meriggio in blues

Another side of BD

Categoria: Alfabeto

Inutile

Osservate la gente correre indaffarata, nelle strade. Non guardano né a destra, né a sinistra, preoccupati, con gli occhi fissi a terra, come cani. Tirano dritto, ma sempre senza guardare davanti a sé, poiché coprono un percorso, già risaputo, macchinalmente. In tutte le grandi città del mondo le cose stanno così. L’uomo moderno, universale, è l’uomo indaffarato, che non ha tempo, che è prigioniero della necessità, che non comprende come una cosa possa non essere utile; che non comprende neppure come, in realtà, proprio l’utile possa essere un peso inutile, opprimente.

Se non si comprende l’utilità dell’inutile, l’inutilità dell’utile, non si comprende l’arte;  e un paese dove non si comprende l’arte è un paese di schiavi o di robots, un paese di persone infelici, di persone che non ridono né sorridono, un paese senza spirito; dove non c’e umorismo, non c’è il riso, c’è la collera e l’odio.

E. Ionesco

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La notte

La notte ha un’energia speciale. E non la ricava dal riposo. Piuttosto da una pienezza di mondo. Quella che ognuno, svuotato dalle cose cui s’è obbligato nel giorno trascorso, potrebbe prendere nel sogno per farsene abito ogni domani.

Testamenti #6

In questi giorni sto leggendo Sbucciando la cipolla di Gunter Grass. Libro denso di avvenimenti, memorie, nomi ed emozioni che lungo tutta la vita dell’autore tedesco e per le 384 pagine del libro, si dipanano creando una sorta  di bignami del Novecento. La guerra, la dittatura, la miseria, la riunificazione tedesca raccontati dal uno dei testimoni che per la prima volta fa pubblicamente ammenda della sua giovanile partecipazione nella gioventù hitleriana. La cosa che colpisce e fa riflettere è che visto lo spesso numero di anni che ci separano oramai dagli avvenimenti citati, la storia sfuma in quello che potrebbe essere quasi fantascienza.

Ma quello che mi ha dato più da pensare è che Grass scrisse questa sua autobiografia all’età di 80 anni, e io, che mi lascio trasportare sognante in queste pagine, invece fra poco ne farò 38. AL netto che ogni età della vita è passabile di bilanci, e che una tempra malinconica trasforma quasi istantaneamente le gioie che sta vivendo in dolorosi ricordi che non torneranno più, mi sono sentito consumato prima del tempo.

Qualche anno fa fantasticavo di essere sempre qualcun altro e da qualche altra parte, passando da una successione di entrate in scena in costumi diversi all’altra. In questo mi rivedo molto nel Grass bambino e adolescente. Baldanders, subito diverso.

Che i troppi stimoli portino all’atrofizzazione precoce?

Scrissi queste righe due anni fa. Ora non lo farei più, il mio stato d’animo è cambiato di molto. Merito di un nuovo incontro, che mi ha ridato la voglia di scoprire, di discutere, di provare emozioni forti. E di un altro ancora che mi ha aperto gli occhi sulla mia paura di vivere, come una nave attraccata al porto con le vele ammainate. Il mare la chiama, ma essa pure lo teme.

Per anni ho cercato di riempire un vuoto cercando dentro me stesso la chiave. Senza capire, senza saper guardare, buttandoci dentro di tutto. Ora sto svuotando la mia cambusa, per tenere quello che si accorda con il mio sentire.

La ricerca non è solo interiore, altrimenti la sensibilità si atrofizza nel proprio egoismo. La ricerca è un circuito di sacrificio, umiltà e cammino che prende la propria spinta nell’uscire da sé. Ora devo ritrovare le parole, il senso, perché prima tutto è stato detto, ma nulla ha lasciato.

Noi

Chi è questo che fuma accanto a me
il suo mezzo toscano tra mezze parole
di convenienza, e sorride
nell’aria tremolante del mattino, dà
uno sguardo
ai tetti, alle donne che passano, alle
nuvole,
ripiega il suo giornale di rapina, alza
la testa
e si avvia con la moglie col fare di chi
ha vinto ancora, come sempre sa
di avere vinto, e vinto cosa poi?
Lui è lui, io forse io, nessuno è noi.

Fabio Pusterla – Terre emerse