I dintorni

Il parco fuoriporta mi fa triste
come un nemico vinto da curare.
Più in là, come il passato, il mare quasi
non esiste – ma strega la città
increspando tovaglie tra i parcheggi
travestito da vento, da ricordo.
Io resto a casa, mentre tu mi leggi
viaggiando per l’Europa: il solo accordo
rimasto nel mio mondo è sulla pagina,
il posto nuovo è quello che s’immagina
un cieco senza urtare negli ottusi
spigoli umani o nelle rotte dighe
di un senso dissipato in troppi rivoli –
e l’unica vacanza è tra le righe.

Matteo MarchesiniCronaca senza storia

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Testamenti #3

Colui che impara

Prima costruii sulla sabbia,
poi costruii sulla roccia.
Quando la roccia crollò
non ho più costruito su nulla.
Poi ancora talvolta costruivo
su sabbia e roccia, come capitava, ma
avevo imparato.

Coloro ai quali affidavo la lettera
la buttavano via.
Ma chi non curavo
me la riportava.
Allora ho imparato.

Le mie disposizioni non furono rispettate.
Quando giunsi, m’avvidi
che erano sbagliate.
Era stato fatto
quel che era giusto.
Così ho imparato.

Le cicatrici dolgono
nel tempo di gelo.
Ma spesso dico: solo la fossa
non m’insegnerà più nulla

Dritta, a piedi inchiodati

Dritta, a piedi inchiodati
attendo la luna.
Per un ennesimo affondo
similitudine e protervia
– scacco agli uomini che non capiscono –
solstizio di una stagione trafugata
dove il silenzio, migliore interprete del senno,
è impercettibile, a volte,
e dove le cicatrici disseminate lungo il cammino
diventano terra fertile per l’innocenza.
Dritta, a piedi inchiodati
attendo la luna.

Ludovica Cantarutti – Fuga dalla memoria d’agosto

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